Fondo AH - Hemmeler, Antonio

Area dell'identificazione

Codice di riferimento

IT IT-AUniURB AH

Titolo

Hemmeler, Antonio

Date

  • 1931 - 1969 (Creazione)

Livello di descrizione

Fondo

Consistenza e supporto

13 bb.

Area del contesto

Nome del soggetto produttore

(1 febbraio 1898 – 26 luglio 1976 [1898/02/01-1976/07/26])

Nota biografica

Antonio Hemmeler nasce a Firenze il 1° febbraio 1898 da Anton Hemmeler e Teresa Rizzi. Il padre, facoltoso imprenditore svizzero, sposa Teresa della famiglia Rizzi di Modena proprietaria delle locali acciaierie. Gli Hemmeler si stabiliscono a Firenze e lì Antonio, assieme al fratello Luigi, più grande di lui di due anni, trascorre la fanciullezza e conclude gli studi liceali.
Mentre Luigi parte nel 1916 per la guerra, Antonio, figlio minore, con un padre già in età avanzata, non è richiamato alle armi. A Roma si iscrive alla Facoltà di Chimica e consegue la laurea nel 1923.
Ha una breve esperienza di lavoro (da giugno 1925 sino a metà 1926) nel settore privato, a Novara presso la Società elettrochimica Novarese come analista nel laboratorio dell'azienda. Da tale esperienza comprende i suoi veri interessi: la ricerca e gli studi di laboratorio. Così vi dedica sempre più tempo, in particolare (come scrive alla madre in una lettera del 1926) a studi sull'acido nitrico sintetico. Mantiene contatti con colleghi romani alcuni dei quali accademici, si iscrive alla Associazione Italiana di Chimica generale ed applicata di Roma che gli consente di partecipare a convegni e seminari. Forse per le frequentazioni romane e per le amicizie in ambiente accademico ma certamente per la passione per la ricerca, decide di lasciare Novara e di chiudere definitivamente il rapporto di lavoro con la Società Novarese. Si stabilisce definitivamente a Roma ed entra nel corpo insegnante nel 1926 come assistente volontario nella Scuola Superiore di Architettura dell'Ateneo romano.
Alla fine degli anni venti lascia Roma e arriva a Urbino per ricoprire l'insegnamento di Chimica generale ed Inorganica con laboratorio nella Facoltà di Farmacia dell'Ateneo cittadino, succedendo al prof. Mario Stanganelli a partire dall'a.a. 1930-1931 e poi ininterrottamente. Per l'inaugurazione dell'a.a. 1931-1932 tiene la prolusione su "Le sorgenti naturali gassose e in particolare dei gas naturali combustibili". Nei successivi anni accademici, quando oramai la Facoltà di Farmacia ha avuto il suo pieno riconoscimento giuridico, è titolare contemporaneamente di vari insegnamenti quali Chimica biologica (a.a. 1932-1933), Chimica bromatologica succedendo ad Angelo Agrestini (a.a. 1935-1936), Chimica organica (1944-45), Esercitazioni di chimica farmaceutica e tossicologica I ed Esercitazioni di chimica farmaceutica e tossicologica Il (a.a. 1932-1933), e dall'a.a. 1947-1948 Esercitazioni di chimica farmaceutica e tossicologica III. Dal 1947 ha come assistente incaricato per l'insegnamento di Chimica generale ed Inorganica Elio Boni che gli succede nel 1972 quando dovrà lasciare l'insegnamento per raggiunti limiti di età.
L'impegno per l'attività didattica non lo distoglie dai suoi veri interessi, la ricerca e la sperimentazione. Per la sua amicizia con il Rettore dell'Ateneo, Canzio Ricci, può utilizzare il laboratorio di Facoltà, sito all'ultimo piano di palazzo Bonaventura, ad libitum, per le sue ricerche. Trascorre in quelle stanze gran parte delle sue giornate, assorto nei suoi studi ed esperimenti che annota, con meticolosità certosina, regolarmente e di pugno, come usava allora. Molte delle sue ricerche vengono pubblicate nelle maggiori riviste di chimica italiane e straniere mentre intesse una proficua collaborazione durata per decenni con gli Annali in Chimica Applicata di Roma ove pubblica copiosi lavori scientifici.
Alla fine degli anni Cinquanta mette a punto le sue ricerche sulle cartine reattive per la ricerca dei cationi e degli anioni sia in ambito clinico che industriale. E' in questa linea che entra in contatto con la Carlo Erba S.p.a. e stipula nel 1957 un contratto per la cessione dei diritti di sfruttamento industriale della sua invenzione. Così deve spostarsi frequentemente, almeno nei primi anni di produzione delle cartine reattive, per dimostrazioni e chiarimenti sul metodo di realizzazione e relazioni sul tema presso la Fondazione Carlo Erba di Milano. Si aggiungeranno altri accordi negoziali per lo sfruttamento di altri tipi di cartine reattive come quelle relative al dosaggio semi-quantitativo di glucosio nelle urine, dell'acetone e dell’albumina ( luglio 1967).
Nel piego con cui la Carlo Erba S.p.a. pubblicizza tale prodotto a fine anni cinquanta, si legge: “Nella moderna tecnica di laboratorio, accanto ai metodi classici, trovano sempre maggiore applicazione metodi semplici e pratici per la caratterizzazione ed individuazione di singoli ioni [...] fondati sull'impiego di particolari reagenti organici resi particolarmente sensibili agli ioni considerati. [...] Si sono così realizzate, per la prima volta, cartine che, immerse nella soluzione in esame, confermano o meno, con il viraggio ad un dato colore, la presenza di determinati cationi ed anioni. [...] Esse sono state realizzate dalla Carlo Erba Spa, su studi del Ch.mo Prof. Hemmeler e vengono presentate in eleganti e pratici libretti, con custodia in politilene”.
In una memoria del 1959, pubblicata nella rivista Il Chimico nel n. 9 del settembre, il professor Hemmeler scriveva su come era riuscito a realizzare “cartine reattive polivalenti che permettono il riconoscimento simultaneo di un certo numero di ioni nello stesso saggio, senza ulteriore trattamento, almeno in molti casi”. La Carlo Erba Spa mantenne i diritti di sfruttamento per molti anni ancora ma non è certo che le abbia brevettate ed in quale forma.
La vita di Antonio Hemmeler trascorre tra l'attività di ricerca laboratoriale e di insegnamento e la famiglia (si era sposato nel 1943 e dal matrimonio aveva avuto due figli) nella sua Urbino, città diventata il suo luogo di elezione, sino a quando si spegne il 26 luglio 1976, pochi anni dopo avere lasciato l'insegnamento universitario.
(Profilo biografico a cura di Silvia Hemmeler Benini)

Storia archivistica

Il fondo è stato donato all'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo da parte di Silvia Hemmeler Benini e Francesco Hemmeler, nuora e nipote del prof. Antonio Hemmeler, tramite il prof. Roberto Mantovani. La prima comunicazione risale all’ottobre 2013, il trasferimento dei materiali è avvenuto nel marzo 2014.
La donazione integra un primo lascito curato nel 1995 da Luigi Alessandro Hemmeler, figlio di Antonio, comprendente circa 200 volumi di pubblicazioni scientifiche del padre e di altri autori facenti parte della sua biblioteca personale.

Modalità di acquisizione

Dono della famiglia Hemmeler-Benini, 2013-2014.

Area del contenuto e della struttura

Ambito e contenuto

Il fondo contiene documentazione di studio e di lavoro prodotta e raccolta dal chimico Antonio Hemmeler.

Valutazione e scarto

Incrementi

Sistema di ordinamento

Area delle condizioni di accesso e uso

Condizioni di accesso

Accessibile previa autorizzazione

Condizioni di riproduzione

Lingua dei materiali

Scrittura dei materiali

Note sulla lingua e sulla scrittura

Caratteristiche materiali e requisiti tecnici

Strumenti di ricerca

Area dei materiali collegati

Esistenza e localizzazione degli originali

Esistenza e localizzazione di copie

Unità di descrizione collegate

Descrizioni collegate

Area delle note

Nota

Parte della documentazione versa in precario stato di conservazione, con presenza di segni di umidità e muffe.

Identificatori alternativi

Punti di accesso

Punti d'accesso per soggetto

Punti d'accesso per luogo

Punti d'accesso per nome

Genre access points

Area di controllo della descrizione

Codice identificativo della descrizione

IT-FAH

Codice identificativo dell'istitituto conservatore

IT-AUniURB

Norme e convenzioni utilizzate

Stato

Finale

Livello di completezza

Date di creazione, revisione, cancellazione

Lingue

Scritture

Fonti

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Area dell'acquisizione

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